Annamaria, dai salotti tv a Laboratorio COM

Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Annamaria, astro nascente dei pomeriggi televisivi che da un giorno all’altro si è ritrovata, suo malgrado, a occupare un posto nell’agenzia di comunicazione barese Laboratorio COM.

Tutto è cominciato con una passione coltivata fin da bambina, Barbara D’Urso. Poster, magliette, riviste, la stanzetta di Annamaria è stata fin dall’infanzia un vero e proprio museo dedicato alla popolare conduttrice Mediaset, una passione alimentata da un sogno: poterla conoscere e sedere su una di quelle poltroncine bianche in finta pelle di Pomeriggio 5. Quel sogno diventa realtà per caso, praticamente per sbaglio. Annamaria invia un curriculum come graphic designer, ma sbaglia indirizzo mail e le sue esperienze lavorative finiscono nella redazione del programma della D’Urso.

Barbara la chiama, ha bisogno di un grafico che le sistemi il bilanciamento del bianco nelle sue inquadrature perché i cameramen di Canale 5 si rivelano incapaci di farla apparire in quella luce abbacinante che sembra appartenere solo alla Madonna degli Angeli di Cassano.

Annamaria non riesce a crederci, la Signora del Finto Pianto ha scelto proprio lei. Barbara D’Urso, la sua divinità preferita nel pantheon del telecomando ha voluto Annamaria per apparire come una santa medievale protettrice dei vip in disgrazia, e non solo le chiede di collaborare, ma le dedica una puntata intera invitandola nel tempio del gossip televisivo più amato dagli italiani.

Il sogno dura poco, Annamaria in un primo momento accetta il lavoro, ma richiamata dalla coscienza a tutto ciò che ha imparato come graphic designer comincia a suggerire dei colori più naturali per il volto di Barbara, consiglia di smorzare quei toni da fantasma radioattivo per un incarnato più naturale, che potrebbe piacere di più ai telespettatori. I consigli non vengono accettati e l’ira di Barbara si abbatte su Annamaria che viene licenziata in tronco.

Annamaria oggi è qui da noi, sarà qui che potrà dimenticare il suo triste passato. L’abbiamo accolta qualche settimana fa, a una sola condizione: che distruggesse il museo dedicato a Santa Barbara.

 

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