COMmedianti in un giorno di ordinaria follia.

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia triste. Niente comunicazione, poca e scadente tecnologia e un bagagliaio colmo di improperi.
Tuttavia la forza della nostra agenzia di comunicazione sta proprio nell’unione dei suoi COMmedianti che riescono a rendere comica qualsiasi tragedia.
C’erano una volta, precisamente lo scorso sabato 3 Ottobre, cinque individui colmi di aspettative:
Raffaele (detto “il Presidente”), bimbo Federico, il gigante buono Abbaticchio, Marica (l’immancabile donzella indifesa) ed anche il sosia di Gesù, il buon GDB, purtroppo a corto di miracoli.
La domanda che vi starà sorgendo spontanea e cosa ci facessero questi strani personaggi insieme. Bene, avete presente l’OpenartAword? Si tratta di un evento internazionale che ogni anno premia le agenzie di comunicazione che realizzano i migliori spot e le migliori campagne pubblicitarie iscritte in concorso. La nostra agenzia aveva partecipato con un simpatico spot girato in occasione del progetto comunale Bari per Bene, e a quanto pare alla giuria era piaciuto molto. Così, convocati alla premiazione ufficiale, i cinque COMmedianti si stavano recando a Napoli a ritirare il premio e soprattutto a scoprire in cosa consistesse.
Alle 17 in punto ci aspettava il cocktail di benvenuto, ma qualcuno si era convinto che per arrivare a Napoli ci volessero al massimo un paio d’ore (forse con una R8). Così, intorno alle 15, siamo partiti con la sicurezza di una prima donna. In cinque in una Skoda Fabia dei lontanissimi anni ’80 arriviamo a Palo del Colle per un rapido cambio auto. L’R8 del presidente era stata rubata qualche mese prima, così ci siamo accontentati della Ford Focus di suo fratello, che sembrava decisamente più stabile dell’indomabile Skoda.
Sembrava credo sia il termine più appropriato. All’altezza di Andria, il motore ha deciso di abbandonarci, e alle ore 15.30 eravamo fermi nel bel mezzo dell’autostrada alla ricerca di un miracolo. Invocando i poteri del nostro Jesus, Giuseppe, in tre quarti d’ora, veniamo soccorsi dalla polizia stradale, un carro-attrezzi viene a prelevare l’auto in avaria, e il gentilissimo fratello del presidente, ci riporta la mitica Skoda.
A quel punto, il visionario bimbo Federico, esclama al fratello del presidente e ai suoi amici arrivati in nostro soccorso, di scortarci per altri 200 metri, sapete com’è, nella vita non si sa mai.
Dopo una grassa e impertinente risata generale, decidiamo di continuare il nostro cammino. Avvisiamo il responsabile dell’evento che saremmo arrivati in ritardo, e gli chiediamo da baresi veraci, di metterci da parte qualche piatto e qualche cocktail (si, l’abbiamo fatto davvero).
Riprendiamo il tragitto con l’amabile Skoda, arriviamo al confine tra Puglia e Campania, nelle vicinanze di Lacedonia e improvvisamente la spia della batteria inizia a farsi di un rosso inquietante. Ma i COMmedianti la speranza non la perdono mai, per questo decidiamo di ignorare la cosa (un po’ come con i 15 venditori di rose alla prima uscita con la ragazza dei tuoi sogni – se la compri sei una sfigato, se non la compri un tirchio) e continuare il nostro viaggio verso l’attesissimo premio. Quello che non abbiamo potuto ignorare un paio di km più in là era il fumo che usciva dal motore. Sì, per fare Bari-Napoli, due macchine non sono bastate. Il nostro GDB aveva ormai esaurito le battute, le vignette e i miracoli ed il massimo che è riuscito a fare per noi è stato farci arrivare illesi in una stazione di servizio.
L’idea di salire sul podio per lasciarci investire dal profumo della gloria era sfumata. La preoccupazione maggiore era quella di capire come saremmo ritornati a casa.

Un giovane benzinaio, ci consiglia di raggiungere un meccanico. A pochi metri dall’uscita dell’autostrada c’era un’officina. Il problema restava uno. Come uscire dall’autostrada?
Dopo aver fatto rifornimento di acqua e olio, tutti su con le maniche (benzinaio compreso) a spingere l’auto. In tutta questa sfiga un colpo di fortuna lo abbiamo avuto. L’auto è ripartita!
Raggiungiamo l’uscita dell’autostrada, e mentre la fortuna sembrava essere tornata dalla nostra, SBAM.
La macchina si ferma e ricomincia a fumare esattamente davanti alla barra automatica del casello. Eravamo a Vallata, ma davanti a noi c’era solo un’immensa salita tutte curve. A quel punto spingere l’auto non era più sufficiente. Il presidente parte a piedi alla ricerca del meccanico. E noi rimaniamo li, fuori dal casello, a custodire l’auto. Ci mancava il furto… ormai ci eravamo affezionati.
Dopo mezz’ora di attesa ci risiamo: un altro carro-attrezzi in arrivo tutto per noi. Probabilmente non saremmo mai più rientrati. E il presidente non sarebbe sopravvissuto ai 20 pacchetti di sigarette fumate al minuto. Dopo aver stretto amicizia con tre cagnolini e le loro pulci, il meccanico da un cenno e noi convinti di aver finalmente risolto il problema mettiamo l’auto in moto. E indovinate un po’?
Il motore inizia a perdere litri di acqua. Il problema non era la cinghia di distribuzione (come affermato dal sedicente meccanico) ma una valvola che si era sciolta (chissà che vuol dire). La skoda ci aveva abbandonati. Definitivamente.
A quel punto tristi e sconsolati ci facciamo accompagnare alla pizzeria più vicina dal figlio del meccanico e in un ambiente piuttosto giovanile (gli abitanti di Vallata hanno un età media di 90 anni) ci siamo abbuffati di pizze in attesa del buon fratello di Abbaticchio, che ci ha incredibilmente riportati a casa.

Del premio non abbiamo saputo più niente fino al lunedì successivo. L’unica cosa che abbiamo sollevato è stata la macchina del presidente sul ponte dell’officina. E se pensate che stiamo esagerando o scherzando, troverete la testimonianza di questa triste storia nella galleria fotografica posta qui sotto.
Qualcosa però l’abbiamo imparata:
Non andremo mai più a ritirare un premio in auto, neanche si trattasse del Nobel e la condizione per riceverlo fosse proprio quella di arrivare al Konserthuset di Stoccolma in auto;
I fratelli sono ciò che di più prezioso potete desiderare quando la vostra auto vi abbandona! Grazie Vito, grazie Alessandro;
Alla fine siamo arrivati secondi, speravamo di vincere un abbonamento all’aci, ma ad aspettarci c’era una targa (che non abbiamo ancora ritirato). Ne siamo davvero felici, ma, sul serio, a volte non basta mettercela tutta.
Per recuperare le spese ci siamo dati alle raccolte di beneficenza. Dunque ci rivolgiamo a chi è riuscito a terminare questo lunghissimo articolo, donate 1 € per comprarci un posto in paradiso. Ce lo siamo giocati nominando tutti i santi del calendario in un solo pomeriggio.
Dopo attenta analisi riteniamo che il proverbio “il viaggio non è la meta ma la meta è il viaggio” sia una stronzata pazzesca.

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