Greenpeace, le cannucce e un mare di plastica

Nello scorrere compulsivo delle immagini social, tra la successione infinita di anteprime, racconti fotografici, gallery e video che hanno come protagonisti animali di ogni ordine e specie, taglia e colore, gli scatti di questa campagna di Greenpeace potrebbero trarre in inganno: una piccola tartaruga, un pesce e un uccello con una cannuccia da bibita in bocca.

Questo non è uno dei tanti storytelling su cuccioli salvati in extremis, imboccati da mamme umane in mancanza di quelle naturali, perché questi tre esemplari di fauna acquatica in realtà non sono protagonisti di un salvataggio o di un atto d’amore: stanno morendo, soffocati da una cannuccia di plastica, la stessa che abbiamo usato per succhiare il nostro cocktail e che adesso sta succiando la vita dagli oceani, la stessa che tra 500 anni sarà ancora lì, indistruttibile insieme alle altre 36 miliardi di cannucce che vengono utilizzate in Europa ogni anno;

Insieme a queste ci sono piatti, bicchieri, posate, cotton fioc, bottiglie, polistirolo, tutta plastica che accresce le discariche galleggianti dei nostri mari, frutto delle nostre cattive abitudini condite da indifferenza e ignoranza.

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