Ikea, una Barbie mamma e single come testimonial di un paradiso artificiale

Poi dicono che i mobili Ikea ce li hanno tutti, infatti è così: il nuovo spot per la Gran Bretagna e Irlanda del brand svedese, sviluppato dall’agenzia londinese Mother, crea nuovo stupore e sconcerto dopo il precedente advertise con in nani da giardino e quello sulle unioni gay. Si cambia scenario e questa volta è una Barbie casalinga, mamma e single che guida lo spettatore nella sua casa di bambole per mostrare le varie stanze dell’appartamento nello stesso stile di ogni punto vendita Ikea, le mini room arredate. Uno spot ironico con cui l’azienda prende in giro se stessa e il luogo comune, ma francamente vero, che vuole i prodotti Ikea nelle case di tutti creando quell’omologazione oggetto proprio dello spot e che non poteva essere meglio rappresentato se non da una donna Barbie.

Ikea punta proprio a dileggiare lo status di vita perfetta rappresentato nei suoi cataloghi, calcando la mano sull’idea di paradiso artificiale attraverso la bambola per eccellenza. L’ordine “maniacale” delle stanze dove mai nulla è fuori posto, l’immagine di famiglia felice e al completo, il concetto di spazio ridotto, ma reso abitabile grazie alla funzionalità dei prodotti dell’azienda vengono ribaltate ironicamente da questa donna di plastica, imperdibile il passaggio in cui appena sopra il suo fondoschiena campeggia il tatuaggio “made in Taiwan”. Già di per sé icona della moltiplicazione infinita di un soggetto femminile, Barbie si aggira nella casa dimostrando come tutto è perfettamente in ordine, affrettandosi a nascondere negli utilissimi cassettoni Ikea qualunque oggetto si trovi inavvertitamente sparso per la casa e, la famiglia perfetta di ogni spot che si rispetti è sostituita da una madre single con un bambino che a dispetto degli altri disordinatissimi infanti della pubblicità torna a casa pulito e diligentemente fa i suoi compiti.

Se l’obiettivo del brand svedese è quello di arredare piccoli spazi rendendoli confortevoli la punta di autosarcasmo va a colpire proprio il principio cardine dell’azienda, gli spazi piccoli che qui lo diventano più della realtà, tanto che l’azione dello spot si svolge in una casa di bambole. Ikea sembra dunque voler cavalcare l’onda polemica che ha colpito gli spot precedenti, dopo le sfuriate dei telespettatori britannici che poco avevano gradito lo scontro giudicato troppo violento tra nani da giardino e umani dello spot precedente, e soprattutto dopo la campagna che aveva avuto come protagonista una coppia gay alle prese con l’arredamento. È davvero così perfetta la realtà espressa da Ikea nell’immagine rassicurante che il brand ha sempre avuto? Questa volta, probabilmente correndo sul filo dell’autodenuncia, Ikea pare abbia voluto avvertire il pubblico dell’artificiosità del messaggio lanciato nel corso degli anni, capovolgendolo ironicamente.

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