Seletti, design e comunicazione al servizio degli oggetti comuni

C’era una volta l’Arts and Crafts, movimento artistico nato come protesta al prodotto industriale di massa. Carattere peculiare di questa corrente era la necessità di conferire valore artistico al prodotto d’uso quotidiano, nobilitandone le forme e i materiali, in contrasto con la prolificazione di prodotti in serie, caratterizzati da mancanza di stile, o peggio da un’accozzaglia di stili diversi. L’Arts and Crafts anglosassone del tardo ottocento sarebbe approdato nell’Art Noveau, che segna l’arrivo della grafica nell’arte che non è solo quella da museo, ma che si inserisce tra le pareti domestiche. Il paragone potrebbe risultare azzardato, ma oggi che a vincere l’Award 2015, per la settimana del design con tanto di premiazione a Milano, è Seletti, capitanata da Stefano Seletti, è possibile tornare a parlare di design e arte applicati agli oggetti, di poco valore, che abbiamo in casa.

È proprio una frase di quest’ultimo a far scattare l’idea di associare in qualche modo l’operato della sua azienda ai movimenti artistici a cavallo tra Ottocento e Novecento: «A tutto si può dare un’estetica». Sì perché Stefano Seletti ha preso in mano l’azienda di suo padre, nata per importare oggettistica dalla Cina, dai coprisedili alle pentole, e l’ha trasformata in qualcos’altro, un’azienda che collabora con artisti e designer come Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari che comunicano in modo diverso con l’oggetto d’uso giornaliero. “Estetico Quotidiano” è la linea con cui è iniziata l’avventura di Seletti nel mondo degli oggetti di casa, rivisitandone la comunicazione con chi guarda: può un bicchiere di carta da caffè o un vassoio di cartone diventare un oggetto d’arredamento? Sì, se questo è rivisitato e prodotto con materiali “nobili”come vetro e ceramica.

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